10406930_10203022755443374_864891476788189077_nPianta erbacea annuale rampicante, appartenente alla famiglia dei piselli, originaria dell’Europa meridionale. Ha fusti rampicanti, eretti, che raggiungono i 150-180 cm di altezza, anche se esistono cultivar a vegetazione compatta; le foglie sono pinnate, composte da due foglioline, di colore verde chiaro; in primavera e in estate produce numerosi fiori a forma di farfalla, riuniti in grappoli, prevalentemente nelle tonalità del rosa, ma anche bianchi, rossi, viola e gialli; delicatamente profumati. I piselli odorosi preferiscono le posizioni soleggiate, ma crescono senza problemi anche all’ombra parziale; nei luoghi con estati molto calde si consiglia di porli a dimora in posizioni in cui la pianta sia al sole, ma il terreno in cui è interrata sia all’ombra nelle ore più calde del giorno.

ANNAFFIATURE
Annaffiare con regolarità, soprattutto in estate, evitando di lasciar asciugare eccessivamente il terreno; aggiungere del concime per piante da fiore ogni 10-15 giorni all’acqua delle annaffiature.

TERRENO
I lathyrus necessitano di terreni ricchi, sciolti e molto ben drenati, possibilmente ben lavorati e arricchiti di concime organico; le piante si autoseminano spontaneamente, ma crescono molto meglio se ogni anno si coltivano in zone diverse del giardino. Per una vegetazione più compatta e per far ramificare di più la pianta si consiglia di cimarla quando ha prodotto 2-3 paia di foglie.

STORIA
E’ interessante notare che l’origine del pisello dolce in natura è stata fortemente contestata. La prima testimonianza scritta apparve nel 1695, infatti fù Francesco Cupani, membro dell’ordine di San Francesco a trattare l’argomentazione anche se non c’è nessuna certezza se la specie era in natura o nel giardino botanico di Misilmeri (Pa), che lui gestiva. Nel 1699  Cupani spedì i semi dei piselli profumati (blu e viola), al Dr. Casper Commelin, un botanico presso la scuola di medicina di Amsterdam. Nel 1701, Commelin ha pubblicato un articolo su piselli dolci, che comprendeva la prima illustrazione botanica.
Molti botanici presumono che Cupani ha inviato  i semi a  Dr. Robert Uvedale – insegnante e appassionato di piante a Middlesex , Inghilterra ,  poi quest’ultimo li spedì ad Amsterdam . Questa ipotesi si basa su un campione d’erbario che il dottor Leonard Plukenet fatto nel 1700 , notando l’origine della pianta come giardino del dottor Uvedale .

Oggi la varietà “Cupani” presente nel territorio misilmerese necessita una tutela per tramandare un piccolo gioiello che ha fatto parlare di Misilmeri in gran parte del mondo dove questa specie fu inviata da Francesco Cupani.La specie oggi cresce spontanea nelle nostre campagne mentre in Inghilterra cresce nei giardini delle ville dove viene coltivato e dove qualcuno li usa nei mazzetti delle spose !!!!!

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CupaniIL LIBRO

“Francesco Cupani Naturalista Contemporaneo”. Il titolo si riferisce ai percorsi e ripercorsi storici legati al maestro dei semplici e al suo paradiso terrestre”, a cura e con introduzione di Proietto Pietro. Copertina flessibile , 112 pagine, con 28 foto in bianco e nero, € 13,28, acquistabile su Amazon.it o direttamente dal link: http://www.amazon.it/s?_encoding=UTF8&field-author=Pietro%20Proietto&search-alias=stripbooks

L’AUTORE
Pietro Proietto nasce a Palermo nel 1974, si laurea in Scienze Naturali nel 2006, presso l´Universita degli Studi di Palermo, discutendo una tesi di laurea dal titolo: “Prevenzione e Pianificazione degli Incendi nella Regione Biogeografica Mediterranea”. La sua attenzione è rivolta prevalentemente all´ambiente nei suoi aspetti estetici e naturalistici ed all’antincendio. Ricopre la carica di presidente all’interno dell’Associazione Universo. Ha prestato servizio come Vigile del Fuoco disc. Sposato con Luana e papà di Giuseppe, Manfredi e Aurora.

I CONTENUTI
Il libro Tratta aneddoti di storia legati a fatti e personaggi, che hanno reso grande il nome del territorio in cui vivo e ricordare l’effetto che questi hanno prodotto nell’animo delle comunità che si sono avvicendate nella storia è una cosa che sin dall’inizio mi ha divertito ed affascinato. Ripercorrere le tappe degli uomini che dal ’600 al ’700 hanno scritto la storia scientifica, palermitana e non solo è una cosa che inorgoglisce ancora di più le nostre origini. In pochi conoscono le gesta di chi ha reso famoso il nome di Misilmeri fuori da un normale contesto storico; il nome di questo paese, infatti, più che raccontato nei libri di storia viene fuori nei testi accademici di storia naturale o magari nei libri di scienze, è questo dovuto, soprattutto, al fatto di aver ospitato Francesco Cupani, l’uomo che rivoluzionò l’impostazione classica della botanica e delle scienze naturali in generale.Studiare attraverso lo sviluppo cronologico e logico le tappe che hanno reso grande il botanico mirtese è per me motivo di grossa soddisfazione; soprattutto, dopo aver scoperto che, al museo di storia naturale di Londra, come anche in molti altri dipartimenti di scienze naturali di famose università europee ed americane, si parla di Misilmeri non certo per quello che gli arabi ci hanno lasciato, anche se rimangono testimonianze storiche essenziali per capire l’identità del paese e della sua provenienza da sempre inserite tra gli elementi, Misilmeri un vero e proprio Orto botanico nel quale introdusse e coltivò sia piante esotiche che specie spontanee della flora siciliana. Tra le sue opere più famose, realizzate durante la sua permanenza alla direzione dell’Orto Cattolico ricordiamo l´Hortus Catholicus, pubblicato nel 1696, in cui descrive le piante presenti all’interno dell´Orto Botanico di Misilmeri, classificandole in base al sistema tassonomico della nomenclatura binomiale ed anticipando così l’innovazione che si diffonderà solo molti anni dopo grazie a Linneo. La conservazione e il mantenimento di quelle meravigliose piante che erano presenti all’interno dell’Orto Botanico di Misilmeri, era una prerogativa che si era prefissato il Cupani già durante il periodo in cui era alla direzione dello stesso, ed affinché si realizzasse una testimonianza storica delle piante nel sopraccitato Orto di Misilmeri il Cupani, ebbe l´esigenza di conservare le piante raccolte sotto forma di campioni disponibili e osservabili in qualsiasi momento nel suo erbario l’Hortus Sicci. Questo fu lo spunto per costituire una raccolta di molte specie di piante, spontanee ed esotiche e conservarle in forma di campioni essiccati in volumi definiti dallo stesso Cupani come Hortus Siccus. L’altra opera, fondamentale del botanico mirtese fu il Panphyton Siculum, del 1713, progetto ambizioso che doveva rientrare in una sorte di enciclopedia della storia naturale della Sicilia; contenendo non solo la descrizione e l’iconografia di tutte le piante spontanee e coltivate di Sicilia ma doveva porre anche le basi per una conoscenza dettagliata della flora spontanea della Sicilia e delle isole satelliti adiacenti, estendendo la catalogazione anche ad altri regni della natura e della biodiversità, solamente in parte conosciuta in quel tempo. La tutela della biodiversità da quanto sinteticamente riassunto non è una necessità nostalgica, ma una necessità reale, quindi, ho preso molto in considerazione le specie di aree agricole marginali, in cui il patrimonio genetico locale può essere valorizzato ancora oggi dagli agricoltori del luogo, puntando soprattutto sulla tipicità delle produzioni ottenute. Il nostro territorio, intriso di tradizioni che le numerose dominazioni hanno impresso, rappresenta un vasto patrimonio che via via nei secoli si è arricchito di metodiche produttive e di tecniche agronomiche, artigianali sempre più perfezionate ed adattate alla realtà cerealicola, agrumicola, viticola, zootecnica, della nostra economia agraria tradizionale. La situazione della frutticoltura palermitana appare oggi notevolmente mutata; alcune specie sono presenti con pochissime varietà a causa della loro progressiva esclusione dalle aree più fertili della Conca, o addirittura spariti. La gran diversità del germoplasma frutticolo siciliano è andata oggi pian piano scomparendo per far posto a nuove colture e a nuove varietà più o meno transgeniche richieste da un nuovo mercato sempre più globalizzato e da nuovi consumatori. Rincuoriamoci pensando che le uniche testimonianze di alcuni frutti, piante o semi estinti, sono legate agli orto botanici esistenti ed ai dati di carattere bibliografico che valorosi naturalisti ci hanno lasciato oltre, alle numerose denominazioni dialettali sino ad oggi rinvenibili.