cupani

L’orto botanico di Misilmeri, noto anche come “Hortus Catholicus” in onore del suo fondatore Don Giuseppe del Bosco principe di Cattolica, fu realizzato nel 17° secolo dal fraticello Francesco Cupani (1657-1710) da molti considerato come uno dei più illustri botanici siciliani. Grazie al supporto morale ma soprattutto economico di Don Giuseppe, il Cupani (vedi foto) creò nel 1692 a Misilmeri un vero orto botanico che trovava la sua importanza per la varietà e la rarità delle specie vegetali provenienti non solo dalla Sicilia ma anche dal resto dell’Europa. Uno dei primati che può essere attribuito al nostro orto, secondo gli studiosi, è senz’altro quello di essere uno dei primi esempi presenti addirittura in Europa! Tra le opere scritte dal Cupani quella che lo renderà famoso è, appunto, l’Hortus Catholicus, stampata nel 1696 e dedicata al nostro orto in cui vengono illustrate le piante presenti nell’orto di Misilmeri. Il lavoro venne completato da due supplementi, dei quali il primo allegato al libro ed il secondo avente titolo “Supplementum alterum ad Hortum Catholicum”. Grazie a questo lavoro Francesco Cupani verrà conosciuto da quasi tutti gli studiosi del settore più noti d’Italia e d’Europa. Tra le tante piante esistenti nell’orto particolare è la storia (o leggenda?) del1’Acitosella o meglio conosciuta ai più come “aghiredduci” di cui non si conosceva l’esistenza nel nostro territorio ma che fu ritenuta dagli erborai che lavoravano per Francesco Cupani una rarità e quindi venne importata e seminata a Misilmeri. La pianta trovò un’ ambiente adatto e proliferò in maniera frenetica invadendo il territorio e diventando, come scrive Mons. Francesco Romano, la più grande disperazione dei nostri giardinieri (dal libro “l’orto botanico di Misilmeri” – 1982). Molti misilmeresi hanno sentito parlare dell’orto botanico mentre non tutti sanno della presenza di uno zoo, interno all’orto, di cui si parla in svariate pubblicazioni dei secoli scorsi e di cui si da piena efficienza a partire dall’anno 1698. Da quello che si legge dagli scritti del Marchese di Villabianca gli animali venivano tenuti in gabbie o in serraglio, erano ben nutriti e facilmente ammirabili dalla popolazione. Le “Bestie” presenti nel giardino zoologico provenivano dalla Turchia e dalle coste nordafricane (Tunisi e Tripoli). Tra gli esemplari più affascinanti è da annoverare la cosiddetta la “Leonessa di Misilmeri” che da quello che si apprende da vecchi scritti fu portata agli onori della cronaca per essere stata la protagonista dei giochi circensi in occasione delle feste tenutesi a Palermo in onore delle nozze tra il Re di Napoli e di Sicilia Carlo III di Borbone e la regina Maria Amalia in quella che ora è conosciuta come Villa Bonanno. Tra le belve custodite nello zoo annoveriamo il leone, il leopardo, la gazzella, l’aquila reale, il lupo, l’orso bruno e un allevamento di cani da caccia unico nel suo genere. A partire dal 1757 cominciò la decadenza dello zoo e dell’orto botanico di Misilmeri le cui specie vegetali furono trasferite e trapiantate nell’attuale orto botanico di Palermo.

Tratto da ancilino