La sicilia, in aggiunta alla coltivazione di agrumi che interessano un pò quasi tutto il suo territorio, ha una capace produzione di alcuni frutti che sono diventati caratteristici per alcune zone.

Nel territorio dell’agro palermitano dove il clima temperato e subtropicale ha permesso l’introduzione di alcune varietà che col passare del tempo si sono stabilizzate come ad esempio la nespola a Trabia, i fichi d’india a Ventimiglia di Sicilia ed il Kaki a Misilmeri.

Nel circondario di Misilmeri parte estrema di quella si può definire Conca d’oro cresce il Kaki o Diospiro, noto come loto del Giappone,albero della famiglia delle Ebenacee originario dalla Cina settentrionale e del Giappone è giunto in Europa verso la fine del XVI secolo, è arrivato in Italia attraverso la città di Firenze ed il primo albero di kaki venne impiantato a Boboli.

Coltivato copiosamente per i suoi frutti commestibili venne utilizzato anche come pianta ornamentale e cosi con quest’ultima utilizzazione arrivo a Misilmeri nel 1692 quando Don Francesco Bonanno del Bosco Sandoval col padre Francesco Cupani realizzo il primo Orto Botanico della Sicilia esaltando il luogo con piante rare e officinali.

L’inizio della coltivazione risale al 1930 ma ben presto la superficie coltivata si estese.

I terreni sono di due tipi regasuoli da rocce argillose e suoli mediterranei, i primi si trovano nella parte orientale del paese i secondi in quella occidentale.

La sua raccolta avviene nel mese di Ottobre quando ancora la polpa è verdastra con un tecnica manuale particolare dove i frutti vengono messi in casse coperte con della carta doppia contenente l’acetilene che sprigionando calore fa maturare il frutto.

Ma quest’ultimo può maturare anche in casa mettendolo in contatto con frutti che emanano etilene, come le pere e le mele.

Il frutto contiene betacarotene , vitamina c e potassio ed è molto energetico,contiene fibre e mosta proprietà diuretiche è un buon depuratore del fegato.

Da alcuni anni in paese si cerca di valorizzarlo con sagre e convegni.

(Articolo tratto in parte dal sito http://www.palermoweb.com)