settembre 2006


La sicilia, in aggiunta alla coltivazione di agrumi che interessano un pò quasi tutto il suo territorio, ha una capace produzione di alcuni frutti che sono diventati caratteristici per alcune zone.

Nel territorio dell’agro palermitano dove il clima temperato e subtropicale ha permesso l’introduzione di alcune varietà che col passare del tempo si sono stabilizzate come ad esempio la nespola a Trabia, i fichi d’india a Ventimiglia di Sicilia ed il Kaki a Misilmeri.

Nel circondario di Misilmeri parte estrema di quella si può definire Conca d’oro cresce il Kaki o Diospiro, noto come loto del Giappone,albero della famiglia delle Ebenacee originario dalla Cina settentrionale e del Giappone è giunto in Europa verso la fine del XVI secolo, è arrivato in Italia attraverso la città di Firenze ed il primo albero di kaki venne impiantato a Boboli.

Coltivato copiosamente per i suoi frutti commestibili venne utilizzato anche come pianta ornamentale e cosi con quest’ultima utilizzazione arrivo a Misilmeri nel 1692 quando Don Francesco Bonanno del Bosco Sandoval col padre Francesco Cupani realizzo il primo Orto Botanico della Sicilia esaltando il luogo con piante rare e officinali.

L’inizio della coltivazione risale al 1930 ma ben presto la superficie coltivata si estese.

I terreni sono di due tipi regasuoli da rocce argillose e suoli mediterranei, i primi si trovano nella parte orientale del paese i secondi in quella occidentale.

La sua raccolta avviene nel mese di Ottobre quando ancora la polpa è verdastra con un tecnica manuale particolare dove i frutti vengono messi in casse coperte con della carta doppia contenente l’acetilene che sprigionando calore fa maturare il frutto.

Ma quest’ultimo può maturare anche in casa mettendolo in contatto con frutti che emanano etilene, come le pere e le mele.

Il frutto contiene betacarotene , vitamina c e potassio ed è molto energetico,contiene fibre e mosta proprietà diuretiche è un buon depuratore del fegato.

Da alcuni anni in paese si cerca di valorizzarlo con sagre e convegni.

(Articolo tratto in parte dal sito http://www.palermoweb.com)

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Forse ci sono poche parole così amate come questa;si perchè a pensarci bene tutti la vogliono, ma nessuno(o quasi) fa qualcosa per far si che ci sia la pace in questo pianeta!Oggi ascoltando i mass-media possiamo rilevare che di pace non c’è nè!

Gli ultimi fatti di cronaca riguardante il Medio-Oriente ci fanno riflettere molto su questo e pensare poi che c’è qualcuno che vuol mettere la pace con la guerra!Si avete letto bene con la guerra!Basti pensare alle parole del Presidente degli U.S.A e le affermazioni dell’O.N.U.

Ritornando indietro nel tempo anche in passato ci sono stati periodi molto brutti basti pensare alle guerre mondiali ma anche altre guerre, per ottenere nuovi spazi dove dislocare nuove città e villaggi.

Oggi i cittadini di questo millennio si devono raffrontare con altri fattori che potrebbero innescare delle guerre e quindi compromettere la pace.Uno di questo potrebbe essere la mancanza d’acqua, certo se noi pensiamo alla nostra Nazione in genere si potrebbe dire che è ricca di acqua ma se poi andiamo analizzando il territorio dal nord al sud troviamo differenze impressionanti!

Stiamo parlando solo di un puntino del pianeta e allora che dovrebbero fare i cittadini dell’Etiopia o dell’Iraq?L’occidente purtroppo per far muovere l’economia utilizza ingenti risorse a discapito di altre zone del pianeta!E’ giusto che per far funzionare le nostre industrie e per far muovere l’economia consumiamo cosi tanta acqua?In alcune zone in passato ci sono state guerre perchè i paesi che stavano a monte non cedevano l’acqua ai popoli che stavano a valle.

Cari misilmeresi anche noi abbiamo avuto la crisi idrica e avete visto cosa è successo?E pensate se glia abitanti di Piana degli Albanesi non avessero dato quella poca acqua che avevano nel lago che fine avrebbero fatto i nostri giardini già compromessi da altri fattori?

Ma cosa succedeva tanti anni fà quando un adominazione si susseguiva ad un’altra?Ad es. nel nostro territorio con la caduta degli arabi, i bizantini modificarono i luoghi a loro piacimento cambiando sopratutto lo stile(ad es. Il Castello dell’Emiro) e il paesaggio immettendo altre colture nel territorio.

E oggi con la globalizzazione come la mettiamo?Con le multinazionali stanno per finire i prodotti locali sostituiti da quelli industriali ed ancor più questi stanno costringendo i popoli sottosviluppati a pinatare i loro sementi geneticamente modificati rendendoli schiavi perchè questi dovranno riacquistarli ogni anno.

Se questa è pace……………………………..!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Articolo pubblicato da me il 12 Gennaio 2003 su Lego della parrocchia di S.Gaetano in Misilmeri

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Ciao a tutti i lettori,
avete mai pensato alla scomparsa del vostro dialetto? Forse no! Oppure se vi è capitato, magari avete pensato che è qualcosa di cui se ne può fare a meno, che quasi quasi è meglio che scompare.
Beh io non la penso così, il dialetto fa parte della cultura di un popolo.
Mando un appello soprattutto ai miei compaesani di continuare a parlare il nostro bellissimo dialetto, anche se negli ultimi tempi sta subendo un netto cambiamento.
Salviamolo!
– Oggi Misilmeri non è più abitato dai misilmeresi  veri e propri ma è un mix di gente proveniente dai paesi limitrofi e soprattutto dal capoluogo siciliano, che dista appena 15 km da qui;
– Il nostro dialetto non è più di moda perché si dice in giro che non è carino parlare “u musulumise” (misilmerese);
– La  maggior parte dei misilmeresi  lavora in città o nei paesi limitrofi e subisce l’influenza degli altri accenti.
Anch’ io del resto, lavorando in città, rischio di perdere questo dialetto e alcune volte non mi rendo più conto della “ lingua che parlo” : italiano, misilmerese o palermitano!
Non ho niente contro il dialetto palermitano ma non ha niente a che vedere col misilmerese, è bene che si conservi anche il palermitano ma che non soppianti il mio misilmerese!
 I bambini vengono sgridati se parlano il dialetto;
 L’inglese e le altre lingue in studio nelle scuole completano la situazione!?

pict0020.JPGMisilmeri, cittadina in provincia di Palermo, è posta sulla ex statale n.121, tra il 38° parallelo ed il 13° meridiano. Dista da Palermo 15 Km, percorribili in pochi minuti imboccando la strada a scorrimento veloce Palermo – Agrigento, ed è alta 129 metri sul livello del mare. Fu eretta a Comune nel 1812 a seguito della abolizione dei diritti feudali e prima si reggeva quale Ducato sotto i signori Bonanno, Principi di Cattolica. E’ posta sui pendii di alcune collinette, tra cui spiccano la “Rocca di Ciavole” e quella detta “Villalonga, sulla cui ultima esistono i ruderi del castello arabo-normanno, detto dell’Emiro. Poco lungi dal caseggiato comincia la pianura della ubertosa riviera dell’Eleutero, fiume navigabile fin sotto Marineo, certamente fino al 1540, di cui è cenno in tempi lontanissimi, avendolo riportato nelle sue carte anche il celebre ed insigne geografo Tolomeo. La vallata dell’Eleutero era molto nota nell’antichità perchè racchiudeva in sè la celebre fortezza dei Sa ‘d, in seguito comunemente detta “castello di Bassano”, con la sua fonte araba (Aymzel el Mugnunak), la Porcara con le sue vestigia elime o la celebre Cannita, dove, a cavallo tra il ‘600 ed il ‘700 vennero rinvenuti i due sarcofagi greco-punici, che ancora si ammirano al Museo archeologico di Palermo. E’ un paese prettamente agricolo, ricco d’acque, è abbastanza fertile e produttivo, dalla coltura varia ed intensiva e dalla lussureggiante vegetazione. Sede di importanti uffici, red il suo territorio raggruppava alcuni paesi vicini, quale paese capo – circondario e di distretto. Le glorie di Misilmeri, nel vasto campo della storia e della letteratura, costituiscono pagine bellissime della storia d’Italia. Uno dei primi orti botanici d’Europa fu in Misilmeri, ideato da Duca Giuseppe Bosco, e realizzato dall’insigne botanico Padre Francesco Cupani nel 1962 a ridosso di un celebre giardino zoologico, detto Serraglio, con accesso nell’odierno Chiasso Verde.La piazza principale del paese ebbe nel suo seno la sede del Governo Provvisorio di Sicilia, instaurato nel maggio 1860 da Garibaldi. In questa piazza, sulla fine del ‘700 sorse e visse per un quarantennio uno dei primi Convitti riservati alla nobiltà siciliana: il Real Convitto Ferdinando, retto dai Gesuiti. E vuole la fantasia popolare e molti viaggiatori arabi d’altri tempi, che anche il celebre Galeno, insigne medico di Pergamo, fosse sepolto nel territorio di Misilmeri. Questo paese diede i natali al filosofo Cosmo Guastella, capo scuola del “Fenomenismo”; al poeta Filippo Guastella, fra i primi a tradurre in siciliano la Divina Commedia di Dante; alla venerabile Madre Maria Antonia La Lia, fondatrice dell’ordine delle Domenicane di S.Sisto vecchio, in Roma; allo scultore Gian Battista Portanova, apprezzatissimo in America, dove per gran parte della sua vita ebbe a risiedere; al giurista Paternostro che, primo ad esporre il tricolore a piazza Fieravecchia in Palermo, e nel paese natale, fu anche tra coloro che codificarono le leggi civili in Giappone. Tra le opere d’arte che si possono ammirare in Misilmeri fanno spicco: la Fontana Monumentale sita in piazza Comitato, opera di Benedetto Civiletti e della sua scuola; la Crocifissione, bassorilievo in alabastro posto nella Chiesa delle Anime Sante, opera comunemente attribuita al Gagini ed alla sua Scuola; l’Immacolata, dipinto su tela, posta sull’altare maggiore della Madrice, opera di Vito D’Anna; la Fontana Nuova, opera settecentesca posta ad ornamento della piazza Cosmo Guastella; il Campo di Gibilrossa, calco in gesso esposto nella ex sala consiliare del Comune, oggi stanza del Sindaco, opera di G.B. Portanova; gli stucchi della Madrice, eseguiti tutti da Ferrajolo e dalla scuola di Giacomo Serpotta. Pare che l’odierna Misilmeri fosse sorta nel sito dove una volta fu l’antica Cidonia, cittadella che profughi cretesi ebbero a costruire nel IV secolo d.C. dopo essere stati estromessi dalle loro città di provenienza: Eleutera e Cidonia, nell’Isola di Creta. L’origine del paese, quale primo agglomerato, si deve però agli arabi, di cui oltre ai ruderi del castello ed alle notizie storiche pervenute, si tramandano ancora tanti nomi, ivi compreso quello della stessa denominazione di Misilmeri, antica Mùsuluméni. E’ stata controversa da sempre la derivazione del nome in quanto alcuni lo fanno derivare da “Menzil el Amir” cioè villaggio dell’Emiro ed altri da “Masel Amer” cioè fiorente luogo bagnato dall’acqua. Deve molto della sua importanza storica al fatto che nel suo territorio ebbe luogo la celebre battaglia tra Ruggero Normanno e gli arabi, allorquando, questi ultimi furono sconfitti nel 1068 ed è legato al Risorgimento italiano per essere stata sempre all’avanguardia nei moti rivoluzionari del 1848 e del 1860, dando anche il contributo di sangue con Francesco Ventimiglia, una delle 13 vittime dell’Aprile 1860, in Palermo, e del celebre campo di Gibilrossa che, auspice il Gen.le La Masa, spianò a Garibaldi la via di Palermo. Fu sede baronale e ducale con concessioni e privilegi sin dal 1200 ed i suoi signori appartennero alle più nobili famiglie siciliane, come i Caltagirone, gli Ajutamicristo, i Chiaramonte ed i Moncada, i Bosco ed i Bonanno. Qualcuno ritiene che tra i primi possessori del castello vi fosse addirittura Giorgio Antioscheno, Ammiraglio e Gran Visir di Ruggero. Lo stemma del Comune di Misilmeri porta un torrione arabo e un colombo che vola, a ricordo della precitata battaglia e del fatto che in seguito alla stessa, avendo i Normanni trovato nel campo arabo parecchi colombi viaggiatori, li liberarono dopo averli intrisi di sangue, e questi, volando, tornarono a Palermo per recare la triste notizia della disfatta araba. Patrono e protettore del paese è San Giusto, martire cagliaritano, il cui corpo si conserva in una cappella della Madrice, dentro un’urna d’argento, la medesima che col corpo fu donata alla cittadinanza di Misilmeri dalla sua duchessa Donna Tommasa Bosco et Sandoval, quale tutrice del principe suo figlio, Don Giuseppe Bosco et Sandoval, con atto 17 maggio 1671. Il castello, sovrastante il paese fu costruito ab origine dai Normanni, che trasformarono il torrione arabo esistente, in fortezza. Nel 1520, Edrisi infatti, ce lo descrive quale fortilizio ragguardevole ma fu in seguito abbellito dai Chiaramonte e restaurato da Guglielmo Ajutamicristo a mezzo del celebre maestro notinese Matteo Carnalivari. Poche e scarse notizie abbiamo sul numero della popolazione nei tempi antichi. Il censimento dell’imperatore Carlo V, nel 1548, ci porta che Misilmeri aveva 40 fochi, ossia 40 casati, il primo numero di persone, però, ce lo offre Vito Amico, riferendolo al censimento del 1595 con 463 abitanti. A metà del 1600 Misilmeri contava 1077 abitanti con 240 case e nel 1713 aveva già 2096 abitanti con 531 case, per pervenire ai 7.460 abitanti con il 1861 ed ai ventiquattromila attuali.

(Articolo tratto dal sito linkato qui! )

L’immagine mi è stata ceduta dal mio caro amico Giuseppe Bonanno